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Fiori al polso

Et voilà le Corsage

In francese, significa “mazzolino”. Un piccolo bouquet di fiori da legare al polso, come un bracciale. La tradizione del corsage affonda le radici nella notte dei tempi: spesso i fiori venivano utilizzati per tenere lontani gli spiriti maligni. Con il tempo, l’uso di portarli al polso o addosso si è contemperato con le occasioni, le feste, le cerimonie, in senso propiziatorio.

Di solito, il corsage viene realizzato con fiori identici a quelli del bouquet della sposa e viene dato alle damigelle, se ci sono, o alle persone vicine alla futura moglie. Lo si vede spesso nei film americani, durante i balli di fine anno, perché rappresenta una sorta di liturgia celebrativa.

A volte sostituisce addirittura il bouquet, perché è più pratico, ma bisogna abbandonare timori e attaccamenti alla tradizione per osare un bracciale di fiori! In effetti il corsage è estremamente comodo, perché lascia le mani libere alla sposa, ma richiede una prova generale per evitare di trovarsi impacciate e non sapere in che posizione stare!

 

In secondo luogo, il bouquet da polso ha il vantaggio di poter essere realizzato anche autonomamente e con spirito molto creativo. Cosa serve?

Prima di tutto, i fiori “portanti”, quelli che spiccano. Devono essere pronti per aprirsi, in genere si usano cinque o sei boccioli di fiori idonei a reggere una giornata intera, ad esempio rose, orchidee, margherite, gigli, cymbidium.

Poi, vanno scelti i fiori “riempitivo”, ovvero quelli che danno completezza ed evidenziano i colori scelti: la cosiddetta “nebbiolina” (gysophila), le foglie di felce, l’eucalyptus.

Poi, il vero completamento è il bracciale, di solito un nastro ma altresì una polsiera di paillettes, un monile déco che costituisca una base per i fiori. L’unicità del corsage è che lo si può comporre con materiali diversi, ad esempio perle, pietre dure, nastri, tulle. Altresì fiori finti, di carta o seta.

 

Per mettere insieme il tutto servono nastro e filo da fioraio e un buon tutorial che mostri come posizionare i fiori, a che lunghezza tagliare il gambo, come annodare in maniera armoniosa. A proposito di originalità…vi proponiamo anche la borsetta di fiori. Ne parleremo nelle prossime puntate!

La boutonnière

Quando un fiore parla di te

È il mio fiore all’occhiello. Espressione che indica eccellenza, qualcosa di cui andare fieri. Qualcosa che salta subito all’occhio per valore e poesia. Nel lessico imperituro del bon ton, il fiore all’occhiello si chiama boutonnière. Un elemento floreale da inserire nel rever sinistro della giacca, definito altresì in gergo “bouquet dello sposo” che, teoricamente, dovrebbe seguire lo stesso stile ed essere in assonanza cromatica con quello della sposa.

Tracciare l’origine di questa usanza è difficile. C’è chi dice che fu il principe Alberto di Sassonia Coburgo, in occasione del suo matrimonio con la regina Vittoria, a intagliare una piccola asola nel risvolto della sua giacca con un coltello sfilato dalla tasca per infilarvi un fiore; e da quel momento pare avesse ordinato un occhiello in tutte le sue giacche al fine di inserirvi un elemento floreale. C’è chi dice che negli anni delle guerre civili inglesi le due fazioni opposte utilizzassero fiori di colori diversi per distinguere i nemici, troppo simili alle truppe amiche perché parlavano lo stesso idioma e venivano dalle stesse zone. Il boom delle boutonnières risale però al diciannovesimo secolo, quando gli uomini hanno iniziato ad indossarli sul bavero delle proprie giacche come vezzo.

 

La boutonnière è un accessorio di stile. E, come tale, segue lo stile del matrimonio. Se è bucolico, saranno concessi fiori di campo e girasoli, o rose selvatiche; altresì andranno benissimo margherite, piccole spighe di grano o sottili rami di lavanda, a enfatizzare la purezza della natura. A legare il tutto potrebbe essere un filo di canapa rustica, essenziale eppure completa. Per creare un fil rouge con le nuance pastello del bouquet della sposa sono perfetti i mughetti, oppure le peonie.

Naturalmente, non si esula dalla regola che vuole la rosa rossa come simbolo di amore e passione; in alternativa, sulle gradazioni del rosso e del viola, meno impegnative, sono le bacche, arricchite da fogliame composto ad arte.

I più eccentrici potranno comporre boutonnières creative, tracciate con carta di giornali, fogli musicali, elementi poetici in cellulosa.

Gli abiti di alta sartoria, sotto il bavero, hanno un piccolo passante realizzato con del filo, in cui si può inserire il gambo del fiore in modo che resti saldo. Se mancasse, una spilla da balia appuntata leggermente svolgerà la stessa funzione.

Anche in questo contesto vigono delle regole. La boutonnière dello sposo dovrebbe essere diversa da quella di tutti gli altri uomini presenti alla cerimonia, testimoni compresi. Però, tutti gli uomini vicini allo sposo dovrebbero indossare boutonnières, seppur diverse, al pari dei genitori degli sposi e dei paggi che portano le fedi (se sono previsti) oltre ai parenti stretti degli sposi. E per nessuna ragione “il fiore all’occhiello” deve stonare con il bouquet della sposa!