Trend e tendenze per il 2018

 

Romanticismo sensuale, un guizzo di Belle Epoque e tentazioni bohemienne

 

La scelta di un abito da sposa è indicativa di tratti precisi della personalità. Attraverso l’abito ogni donna rappresenta se stessa, il suo modo di comunicare con il mondo, le sue attitudini. Ad esempio, si dice che la sposa incline a un abito principesco sia particolarmente tradizionalista e sicura di sé, quella disposta a calarsi in un abito fasciante a sirena molto schietta e sensuale, colei che opta per il corto indipendente e svincolata dagli schemi. Per questo 2018, però, alcuni archetipi sono stati diluiti da incursioni stilistiche capaci di smontare il consueto.  Partiamo da un classico, imperituro: l’abito a sirena. Il nuovo mood sono maniche sottili, abbassate in modo da lasciare scoperta la linea delle spalle. Ampi spacchi si aprono sul davanti e sui fianchi, agevolando la camminata e rendendo l’insieme più fluido.  Altresì, la schiena diventa focale: visibile sotto la coltre trasparente del tulle, percorsa da punti luce e preziosi.

Al pari, anche il tradizionale abito da principessa accentua alcune sue caratteristiche, diventando un filo più esuberante: gonne voluttuose, strascichi lunghi, fiocchi posti a regola d’arte. Una voluta esagerazione delle doppiature pizzo tulle, a sancire il desiderio di portare nel giorno più importante il sapore della fiaba moderna. Ultimo dettaglio di stile: le maniche scampanate, importanti, calibrate su nuovi volumi.

Dagli anni Venti affiora un sentore Art Nouveau: punto vita scivolato, tessuti danzanti come le frange delle flapper girls, linee che fluttuano  con una propensione a fermare l’abito sui fianchi. L’effetto Charleston è un trend atipico che sorvola il 2018 insieme a un’altra attitudine: quella alla lunghezza midi, un po’ anni Cinquanta, con il ginocchio appena coperto da gonne a corolla, svasature morbide, asimmetrie. Per chi cerca un’ispirazione bucolica, campestre, easy chic, l’incursione degli anni Settanta porta quell’attitudine alla leggerezza che si materializza in gonne scivolate con la complicità di organze, chiffon, garze, crêpe effetto drappeggio. Il quadro è vagamente impressionista, dà una sensazione eterea, potenziata da acconciature spettinate ad arte, raccolte in modo apparentemente imperfetto. Questo è il territorio in cui si esprime meglio il pizzo Chantilly, etereo e soave, votato alle trasparenze quasi areiformi.

Un altro elemento in forte trend è la cappa: staccabile, lineare e capace di trasformarsi in velo atipico, dai connotati couture.

Le scollature a V trovano un nuovo repertorio geometrico, sprofondano come crepacci resi leggiadri dal decorativismo dei tessuti e dei pizzi; portano la sposa nel territorio vastissimo della sensualità senza rompere la liturgia romantica che la vuole evanescente e virginale.  Su questo fronte, continua a esistere una corrente minimalista: abiti sottoveste in raso,  chemisier a maniche lunghe, corpetti lisci su gonne ampie sostenute dalla struttura della duchesse. Semplici, nella loro perfezione, pronti ad accompagnare il “si” senza orpelli, con vigore e decisione.

 

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